Il Patto di Nuraminis non resta sulla carta. Quella che il 14 settembre era stata la prima tappa per rimettere attorno allo stesso tavolo il mondo del grano duro sardo, oggi fa un nuovo passo avanti. Coldiretti Sardegna ha inviato ai due comitati promotori che stanno lavorando al riconoscimento di un marchio di tutela per il pane carasau e il pistoccu una lettera con la richiesta formale di un incontro, allegando il Patto di Nuraminis per una filiera sarda del grano duro, del pane carasau e del pistoccu e chiedendo di portarne i contenuti all’interno del percorso già avviato.
Al centro della richiesta c’è un punto preciso, emerso con forza dal confronto di Nuraminis e condiviso dai diversi mondi della filiera: il pane carasau e il pistoccu tutelati da un marchio devono essere prodotti con grano duro esclusivamente sardo. Non soltanto, quindi, la valorizzazione del prodotto finito, ma la costruzione di una filiera capace di tutelare e creare valore lungo tutto il percorso, dal produttore al consumatore.
L’incontro di Nuraminis aveva infatti riunito una rappresentanza ampia e trasversale della filiera: produttori e cerealicoltori, imprese, trasformatori, industria, associazioni, mondo della ricerca, agenzie regionali, istituzioni e numerosi sindaci del territorio. Da quel confronto era nato il Patto, con l’impegno a costruire una filiera interamente sarda del grano duro destinato al carasau e al pistoccu, garantendo una maggiore valorizzazione della materia prima e una remunerazione più adeguata per chi la produce.
Ora quel percorso si sposta sul tavolo dei due comitati promotori che stanno lavorando alla tutela dei due prodotti. La richiesta è quella di aprire un confronto comune, mettendo in relazione il percorso già avviato per il riconoscimento del marchio con gli obiettivi condivisi a Nuraminis.
“Quello di Nuraminis è stato un punto di partenza, non un punto di arrivo – spiegano il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu, e il direttore Luca Saba – abbiamo chiesto ai comitati promotori un incontro per allargare e rafforzare la filiera del grano duro sardo, mettendo insieme prodotto, materia prima e lavoro. Per noi il punto è chiaro: qualunque sarà lo strumento scelto, deve essere garantito l’utilizzo esclusivo del grano duro prodotto in Sardegna”.
Il tema è particolarmente importante in una fase nella quale la cerealicoltura sarda ha perso quasi il 70% delle superfici: dai poco più di 78 mila ettari del 2008 ai circa 23.600 del 2026. Nello stesso periodo la resa è cresciuta del 25,7%, mentre il grano duro sardo continua a esprimere caratteristiche qualitative di rilievo, anche per il tenore proteico e glutinico.
È da qui che nasce l'appello a utilizzare il pane carasau e il pistoccu come strumenti di valorizzazione del grano duro sardo, aumentando il valore riconosciuto alla materia prima e rafforzando il legame tra produttori, molini, trasformatori e panificatori. Un percorso che dovrà coinvolgere anche il consumatore, attraverso una maggiore informazione sulla provenienza del grano e sul valore di una filiera realmente sarda.